117

Beni componenti, aderenti e inerenti; tutti sacrificabili. Il
particolare:
1) La dignità della persona umana. Il nemico non si pone
una scelta, ma, potendo, odia ogni bene. Sono io che mi
domando: accettare o difendere? Sono molti i beni che
concorrono alla mia crescita. Comunismo e Chiesa lottano
per la dignità. Ma questa è davvero un bene sacro
e inviolabile?

Il nemico nella mia metamorfosi ha la funzione di mezzo
indispensabile.
La sua funzione la svolge con varie forme di odio. Con un
odio qualsiasi, col quale concorre alla mia metamorfosi
sostanziale. Per una metamorfosi completa, mi occorre un
odio marcatamente religioso. Per una metamorfosi perfetta,
occorre un odio ecclesiale.
Per una metamorfosi verticale, occorre un odio dirigenziale.
L’odio del nemico va a colpire la persona umana nella
sua totalità, ma è anche vero che per colpirla si va accanendo
sulle cose che concorrono alla formazione della
persona umana.
Sono i beni che concorrono a darle la sua consistenza. I
vari beni si dispongono diversamente nei riguardi della
persona.
1) Abbiamo i beni componenti: sono tanto essenziali da
concorrere assolutamente a comporre una persona
umana. Sono: un corpo, un’anima, uno spirito umano,
uno spirito divino Paterno col suo Pneuma.
2) Abbiamo i beni aderenti: concorrono necessariamente
alla evoluzione, alla crescita e alla maturazione della
persona: il cibo, il vestito, la casa, l’istruzione, il denaro,
il lavoro. Sono tutti quei beni esterni che l’individuo
o procura da se stesso, o gli vengono forniti da una
società ben funzionante.
3) Coi beni aderenti, la persona consegue dei beni che
risultano inerenti alla sua persona. I due beni inerenti
più vistosi sono: la dignità e l’autorità.
Davanti ai miei beni, il mio nemico non si pone alcuna
domanda: posso o non posso colpirli? Perché appena ne ha
la possibilità me li colpisce tutti a morte. Nella storia
recente la persecuzione religiosa (odio religioso) è giunta
finanche a colpire lo spirito della persona, mediante il
lavaggio del cervello, per strappare con la violenza psichica
confessioni compromettenti: ad esempio, nel caso del
cardinal Midzenti in Ungheria.
Sono io che mi pongo degli interrogativi: mi devo lasciar
odiare in tutto o solamente in parte? In che cosa devo
lasciarmi sacrificare? Quali cose devo difendere? Prendo
in esame i beni inerenti alla persona umana, e in primo
luogo la sua dignità. È un bene che va continuamente
costruito. Infatti l’uomo che incomincia è un concentrato
di potenzialità. Per realizzarle occorre il consenso di una
enorme quantità di bene: il cibo, il vestito, una casa, una
famiglia, una istruzione, una educazione, un lavoro, del
denaro, un tempo libero. La persona è degna di tutte queste
cose: gli occorrono, e quindi gli sono di diritto.
Il concorso armonico di tutti questi beni arrecano dignità
alla persona umana. Non sempre l’umanità riesce a conseguire
la sua dignità, per la mancanza o la privazione di
concorrenti essenziali. In quante parti del mondo permangono
condizioni di vita che sono a livello inferiore dell’umana.
Si parla di condizioni infraumane. Ma sono presenti
più spesso anche condizioni disumane che mortificano
e riducono la dignità umana: permane lo sfruttamento,
la schiavitù, l’ignoranza, il sequestro della persona stessa.
Accanto alle forme tradizionali, nuove se ne aggiungono,
più intelligenti e più efferate, in modo che l’attentato alla
dignità umana va scavando nella storia umana. Nel nostro
secolo si è data una attenzione particolare alla dignità di
una classe: quella operaia.
1) L’ha fatto una idea atea e materialista che sapeva adoperare
quella classe non per riportarla a dignità, ma per
darsi il suo trionfo universale.
2) Lo ha fatto e lo fa la Chiesa in modo crescente con la
sua predicazione. Per azione sociale, per eliminare ogni
condizione infraumana e disumana.
La dignità è o non è sacrificabile? Bene sacro ed inviolabile
è la dignità umana?

118

L’umana dignità fatta derivare falsamente dalla divina.
La divina va in discesa mia, con una libera metamorfosi.
Si lascia egoisticizzare e animalizzare, accettando la
forma istintiva. La sua dignità è sacrificale. Noi non
seguiamo la Paterna; ma non abbiamo conosciuto nemmeno
la Figliale.

L’odio del nemico va diritto contro la totalità della persona
umana, ma non sempre colpisce la totalità delle cose
che concorrono alla sua formazione. Le abbiamo chiamate,
queste, i suoi beni:
1) Beni componenti: corpo, anima, spirito umano, spirito
Paterno col suo Pneuma.
2) Beni aderenti: che concorrono alla crescita della persona
umana.
3) Beni inerenti: quelli conseguiti nella formazione umana.
Ci siamo già accostati al primo dei due inerenti, ed è la
dignità umana. Un bene che si va costruendo in continuità,
mediante l’impiego dei beni aderenti. La loro scarsità
pone una vita umana a un livello inferiore a quello che le
spetta: livello infraumano. La loro privazione: quando poi
la persona la si calpesta fino a schiacciarla, allora abbiamo
un livello disumano. L’umana dignità è sempre stata complessa,
e lo è tutt’ora. Nel nostro secolo si è messo in atto
un gravissimo attentato alla dignità di una intera classe
sociale: quella operaia. Per essa è entrata in azione una
idea atea e materialista, come pure l’intera Chiesa cristiana.
Non è il fallimento della prima che mette in crisi la
seconda. Ci siamo posti una domanda: la dignità della persona
umana è proprio sacra ed inviolabile come noi
Chiesa cristiana andiamo dicendo? - seguendo gli impulsi
della luce Pneumatica che ci ha riportato alla veracità del
cristiano, il quale è tale solamente quando accetta di subire
l’azione di morte del nemico con devoto silenzioso
amore. Ed ora ne diamo la risposta. La dignità umana non
è una creazione fantastica, ma mi radica nella natura stessa
della persona. Ha le sue buone esigenze da natura. Sono
i postulati umani: la persona è un concentrato di potenzialità
che vanno realizzandosi col concorso di una varietà di
beni in un ambiente rispettoso della libertà umana. A quelle
esigenze umane noi Chiesa abbiamo accostato delle esigenze
divine. Sono i postulati divini: la dignità della persona
umana è voluta da Dio, e si radica in questo fondamento.
Eccone le radici. La persona è creata da Dio a sua
immagine e somiglianza: vi è un soffio divino: lo spirito
umano. La persona è figlio di Dio con una destinazione
divina: l’eterna comunione con Dio. Dunque, l’umana
dignità è derivazione di quella divina. L’umana rimanda a
quella divina. Io dispongo di una conoscenza specifica:
conosco il Padre, e lo conosco in me dalla luce
Pneumatica. Ne conosco la sua discesa resa possibile con
una metamorfosi Paterna libera. Discende a me nell’atto di
incominciare: espropriato mi si è ceduto, dal suo Agente
mi si è fatto concepire, da vivere mi si è dato disposto
anche a morire. Esigenza di comunione con la sua creatura.
L’accaduto era del tutto preventivato. Satana me lo
blocca in direzione mia e togliendomi la vita dell’amore:
me lo ha egoisticizzato. E perché avesse a funzionare
senza inceppo gli cava gli occhi della sua intelligenza e gli
impone la forma dell’istinto, in modo che io mi avessi ad
amare e odiare per istinto.
Con quella forma lo spirito Paterno raggiunge il livello
della animalità che ha al suo servizio tutta la mia razionalità.
Lui con me, ma sempre mimetizzato. La nostra dignità
affermata nella sua derivazione divina, in Dio non c’è
proprio. Vi abbiamo trovato invece una dignità contraria
alla nostra. Lui esige, domanda, richiede solamente di
essere sacrificato. È degno solamente di amore sacrificale.
Come mai noi Chiesa la diciamo, questa dignità, sacra e
inviolabile? Non conosciamo il Padre. Ma dal Figlio
dovevamo conoscerla. Lui per salvare noi. Ma noi, no.

119

La divina dignità e quella umana a confronto. Come
Satana ci ha giocato proprio nella dignità umana: la divina
sacrificale, e l’umana soltanto da promuovere. Come
ha fatto Satana? Egoisticizzando l’amore Paterno mi ha
pure egoisticizzato l’umana, facendomi odiare la divina.
Ecco il suo gioco: la mia la rende bene assoluto, intoccabile,
alla quale fa servire anche Dio. Egoisticizzato l’amore,
pure la dignità umana.

Per sciogliere la morte e trasformarla in vita (la mia metamorfosi
salvifica) sono chiamato a lasciarmi odiare dal
mio nemico con devoto silenziosi amore. Questa novità
mai udita, ci ha fatto scoppiare una paura terribile. Proprio
da quella paura ho estratto una richiesta pressante. Devo
proprio lasciarmi odiare in tutto? Non basta che io mi lasci
odiare in qualche cosa? Abbiamo radunato tutti i beni che
un nemico mi può colpire. Li abbiamo messi in ordine:
beni componenti; beni aderenti, che concorrono alla formazione
di due beni inerenti, di cui il primo è l’umana
dignità. Un bene naturale che si consegue realizzando tutte
le potenzialità giacenti in una persona: potenzialità fisiche,
intellettuali, affettive, morali, professionali, sociali.
Per dare alla dignità umana una radice ancor più valida
l’abbiamo fatta derivare da quella divina. Abbiamo esaminato
la divina quale emerge dal Paterno visuato in me, e
quale emerge dal Figlio fideato da noi cristiani.
La divina è lasciarsi sacrificare. La conclusione dunque fu
deludente e mortificante. La dignità divina è difforme,
diversa e contraria alla umana. Alla dignità Paterna hanno
concorso in due: il Padre e Satana.
1) Questo ci mette il Padre: la sua espropriazione, la sua
cessione di proprietà e di libertà, il suo passaggio
all’agire umano, la sua completa disponibilità alla
morte dell’amore.
2) Nascosta la dignità Paterna, mi lascia cadere la
Figliale: fine nostra. Questo gli impone Satana: un
sequestro di persona, un affidamento totale a me (egoisticizzato),
gli impone la forma dell’istinto, riducendolo
a livello animale (istintivizzato), perché io vivendone
lo faccia morire azione dopo azione, anse a anse.
Così il Padre si sente degno di sprofondare in tutti nella
morte eterna dell’amore, e per taluni anche di inabissarsi
nella morte eterna dell’amore.
Ci è facile porle a confronto:
1) La dignità divina è sacrificale, salvifica, è metamorfosale.
2) L’umana è solo promozionale, alimentata dall’amore
egoisticizzato e dall’odio difensivo.
Come ha fatto? Ci ha strappato la divina, promuovendo
l’umana contraria alla divina. Abbiamo così promosso egoisticamente
la persona. Tolta la divina, egoisticizzata l’umana.
E l’abbiamo fatto proprio nel nostro secolo, che può
chiamarsi il secolo della affermazione della dignità umana!
Satana ha giocato proprio noi, Chiesa cristiana, legalmente
e magistralmente. Occorre che abbiamo a descrivere dettagliatamente
i contenuti del suo gioco infernale.
1) Della dignità umana ne ha fatto un bene assoluto, affermato
a ripetizione continua; di quella divina, una realtà
evanescente meritevole di un silenzio forzato e continuato.
Non se ne parla più.
2) Dell’umana ne ha fatto un bene intoccabile: sacro e
inviolabile; della divina una cosa che può essere abbattuta
da chiunque, ridicola e meschina.
3) Ci ha fatto piegare Dio al servizio della dignità umana.
Abbiamo racimolato dei peccati sociali, e precisamente
quattro: omicidio volontario, peccato impuro contro natura,
oppressione dei poveri, frode nella mercede agli operai.
Non che non siano peccato: lo sono per quella morte dell’amore
che vi scorre nella duplice forma di amore di odio.
Ma noi li abbiamo qualificati così: i peccati che gridano
vendetta al cospetto di Dio.
Per gridare efficacemente occorre che la persona cui si
grida sia capace di ascolto o di intervento. Alle grida per
invocare vendetta, il Padre non presa il minimo ascolto, se
non col tentativo di passare al povero e all’operaio la sua
dignità salvifica e metamorfosale. Il Figlio con la Madre
non hanno invocato né lampi, né fulmini, né tuoni; noi sua
Chiesa l’abbiamo saputo fare.

120

Le varie componenti del gioco satanico:
1) Impegno sociale dei cristiani
2) Giustizieri verbali delle fonti di ingiustizia
3) Nuovo discepolato sociale
4) Battezzatori della promozione sociale
5) Degno della persona: ciò che fa felice
6) Eliminazione dei contrari
7) Nuove lotte sociali.

Dobbiamo proprio lasciarci odiare tutti i beni dal nemico
che vuol fare su di noi azione di morte? Coi beni componenti
e con quelli aderenti noi conseguiamo due beni inerenti.
Siamo al primo: la dignità umana.
1) L’abbiamo confrontata con la divina, e ne è uscita fuori
non bocciata, ma bocciatissima. La divina è solo sacrificale,
l’umana è solo promozionale, ascensionale.
L’umana è contraria alla divina.
2) Satana questa l’ha ottenuta egoisticizzandomi l’amore
Paterno, cui gli viene tolta completamente la dignità
divina che è sacrificale, e quindi metamorfosale e salvifica.
3) Satana ha giocato proprio noi cristiani, che seguendo il
Figlio dovevamo recuperare la divina, e non lo abbiamo
fatto.
Un gioco assai intricato, che abbiamo preso ad analizzare
accuratamente.
a) Satana ha fatto della nuova dignità un bene assoluto,
mentre lo è solamente relativo.
b) Satana ne ha fatto un bene intoccabile, mentre doveva
tenersi prontamente sacrificale.
La sua promozione.
1) Satana ha lanciato noi cristiani nella azione sociale, per
accelerare la promozione e la crescita dell’umana dignità.
Sapevamo di fare cosa graditissima alla società
umana; e abbiamo ottenuto anche il plauso generale.
Aperti all’umano, chiusi al divino.
Cristiani scrociati: senza la croce. Noi puntavamo sulla
azione sociale, sicuri di riscuotere simpatia dalla classe
operaia, e di ottenere nuova credibilità dopo la sua
grave apostasia dalla religione, e di riportarla in seno
alla Chiesa.
Non lo abbiamo minimamente ottenuto, e non lo attendiamo
al crollo dei regimi comunisti dell’Est Europa,
perché non abbiamo parlato ad alcuno di sacrificalità, e
meno ancora l’abbiamo praticata.
2) Satana ci ha fatto crudeli e spietati giustizieri verbali di
ogni ingiustizia sociale.
Abbiamo così scatenato una guerra santa contro ogni
ingiustizia sociale: denunciando, accusando, colpendo
a morte gli amministratori delle ingiustizie. In alcune
plaghe del mondo abbiamo rasentato la lotta armata per
una liberazione santa.
3) Satana ci ha fatto passare da un discepolato crociale a
uno sociale. Il discepolo di Cristo non è più quello che
sa accettare e subire le ingiustizie per redimersi e redimere
il mondo, ma è quello che sposa la causa sociale.
Preferiamo essere degni della società umana anziché
esserlo di Cristo, anche se Lui ha detto che ‘chi non
prende la sua croce e non mi segue non è degno di me’.
Satana mi lascia credere la sua croce, di Gesù; e ha
ottenuto di negargli la nostra.
4) Satana si è servito proprio di noi per scatenare una
voglia incontenibile di promozione sociale. Ora che
abbiamo conseguito una vita dignitosa, ci ha fatto passare
a una vita lussuosa, e ormai ci sta proiettando in
una vita lussuriosa.
5) Satana ormai ci ha fatto convinti che degno della persona
è solamente quello che concorre alla mia felicità
terrena. Stiamo puntando all’ultima spiaggia della felicità
terrena: la droga; ma dopo di essa non c’è che
l’abisso della morte fisica.
6) Satana ci sta conducendo alla eliminazione di ciò che
insidia alla mia felicità come indegna della dignità
della persona. Il dolore non è degno della persona:
occorre eliminarlo. La morte non è degna della persona:
occorre addolcirla. In previsione, anche il lavoro
non è degno dell’uomo: occorre superarlo.
7) Speravamo così in una pace sociale, mentre Satana va
innescando rivendicazioni sociali che hanno un solo
carattere: l’irrazionalità di chi più ha e più vuol avere
per poter di più godere.
A conclusione di questa analisi possiamo riconoscere che
Satana ci ha aperto una bocca nuova, e ci ha chiuso la
bocca evangelica: ‘Tutta da affermare è la persona, e non
più da sacrificare’.

121

Riportare la dignità divina in quella umana. Partenza:
dovere della promozione umana. Contro le umane ingiustizie
che ostacolano la crescita non si fa uso delle stesse
armi, ma di contrarie. Mi tolgo i piaceri della vita, e col
risparmio aiuto i fratelli. Accetto l’ingiustizia personale e
sociale.

Siamo disposti a lasciarci odiare in quel bene che inerisce
in ogni persona, e che è la sua dignità? Proprio per alimentare
una tale disposizione ne parlo con una marcata insistenza.
Al suo stato attuale la dignità umana si erge contro
quella divina. La sua è solamente sacrificale, la nostra è
solamente promozionale. Satana ci ha strappato la divina,
egoisticizzandoci l’umana.
1) Ne ha fatto bene assoluto, di quello che era solamente
relativo.
2) Un bene intangibile, quello che doveva presentarsi
sacrificabile.
3) Ci ha lanciati nella azione sociale, per accelerarne la
crescita.
4) Ci ha armati di odio contro i gestori delle varie forme
di ingiustizia sociale.
5) Da discepoli della croce ha fatto di noi discepoli del
sociale.
6) Abbiamo benedetto la corsa promozionale della umana
dignità.
7) Abbiamo così sfondato i limiti della dignità umana:
degno della persona solo ciò che lo fa felice di qui.
8) Dolore e morte sono indegni della persona.
9) Sognavamo la pace sociale, ed ecco scoppiare lotte
sociali dal timbro marcatamente irrazionali.
Satana ci ha aperti all’umano, e chiusi al divino. Ci ha sposati
al sociale, e ci ha fatto divorziare dal piccolo evangelico.
Davanti a una vittoria satanica ottenuta in pieno campo
cristiano che cosa dobbiamo fare con urgenza? Dobbiamo
riportare e reinserire la dignità divina in quella umana.
Come è possibile?
1) Una partenza sicura: poiché l’uomo che incomincia è
un concentrato di potenzialità umane, occorre garantire
ad esse il loro ordinato sviluppo: la promozione umana
è un dovere basilare per tutti noi.
2) L’ostacolo più forte è dato dalla presenza ostinata di
ingiustizie sociali gravemente mortificanti lo sviluppo
della dignità umana. L’ingiustizia sociale è un prodotto
genuino dell’amore di odio. L’amore di odio non lo si
affronta con le stesse armi, e quindi non lo si combatte
con l’odio, che è sempre difesa dell’amore per sé. Lo si
va ad incontrare con armi contrarie; quali?
3) Incomincio a sciogliere l’amore per me, rinnegandomi
tutti i piaceri del vivere presente. Godere la vita è falsa
dignità umana; gli manca la divina: ‘Chi ama la sua vita
la perde’.
Dal mio rinnegarmi nascono ingenti capacità a sostenere
la promozione umana. La morte che mi do ai piaceri, va
alimentando l’amore ai miei fratelli, ma soprattutto mi
dispone all’incontro con le ingiustizie umane.
Raramente lo dico a chi lo commette, perché un male che
si commette ad occhi aperti raramente lo si fa rientrare; e
allora mi dispongo ad accettarlo con devoto e silenzioso
amore: sciolgo la morte dell’amore, la trasformo in vita, e
la faccio scorrere ai miei fratelli che fanno ingiustizia. Lo
possiamo fare con quelle personali; ma quando ci agitiamo
per quelle sociali?

122

Secondo bene inerente: l’autorità genitoriale. Il termine,
dal greco, mi dice: scorre me stesso. Scorrimento fisiologico,
intellettuale, morale, religioso. Al primo si accompagna
il Paterno, che pone il religioso al secondo posto.
Nelle nuove famiglie non è così.

Lasciarmi odiare dal nemico con devoto silenzioso amore è
la mia vera assoluzione: la morte dell’amore mi si scioglie:
è la mia vera metamorfosi: la morte dell’amore sciolta si
trasforma in vita. Quali beni lasciarmi odiare? Sicuramente
i beni che mi compongono: beni componenti. Sicuramente
i beni che mi aderiscono: beni aderenti. Anche i beni inerenti
la persona umana? Anche la dignità umana? Satana ci ha
bene guidati a non lasciarcela più odiare da nessuno, a non
lasciarcela sacrificare, mentre la divina è pienamente sacrificabile.
Al brutto e pericoloso gioco satanico dobbiamo
opporre una azione decisa a riportare la sacrificabilità divina
in quella umana, che tutti siamo impegnati a far crescere
non con le armi dell’amore di odio contro le ingiustizie
sociali, ma con l’arma divina del non amarmi, per promuovere
quella dei fratelli ed essere pronto a subire le ingiustizie
con devoto silenzioso amore. Ed ora ci attende un altro
bene inerente: ed è l’autorità umana. Un bene fin troppo
spazioso, per trattarlo tutto insieme.
Per questo restringiamo lo sguardo ad una che è basilare, che
si pone come alla base delle altre autorità. Guardiamo solamente
alla autorità genitoriale: quella che i genitori consegnano
proprio nella generazione dei figli. La prima conoscenza
dobbiamo darla al termine: ‘autorità’. Ci dobbiamo preoccupare
anzitutto da quale lingua derivi. Il vocabolario ci rimanda
alla lingua latina, nella quale il termine suona così: ‘auctoritas’.
Pensando a quello che succede quando la coppia
diventa genitrice, ci ha aiutato la lingua greca che ci dice: il
termine in esame si compone di un pronome e di un verbo.
1) Il pronome: ‘autòs’: me stesso, come automobile (si
muove da se stessa), autoritratto, autografo, autonomo.
2) Il verbo è ‘rein’: scorrere: come emorragia, dissenteria,
diarrea.
Autorità è lo scorrimento dei genitori nei figli. Alla base di
quello scorrimento si pone l’umana concezione. Essa dà il
via allo scorrimento della coppia nel figlio incominciato.
1) È lo scorrimento fisiologico che si suole specificare
così: il sangue dei genitori scorre nelle vene del figlio.
È il primo scorrimento che induce poi ogni altro. Quali
sono i conseguenti?
2) Al primo segue uno scorrimento intellettuale: non
appena è possibile, i genitori fanno scorrere il loro pensiero
nella mente del figlio, man mano si apre alla sua
comprensione.
3) Segue pure uno scorrimento morale: il modo di vivere
e di agire dei genitori scorre nella vita e nell’agire del
figlio. Il loro costume di vita scorre nel figlio.
4) Segue pure uno scorrimento religioso: la loro fede religiosa
con i suoi contenuti scorre dai genitori al figlio.
La funzione genitoriale paterna e materna incomincia con
lo scorrimento della vita e si completa con lo scorrimento
intellettuale, morale e religioso. Il primo scorrimento si
compie una volta sola, i successivi vanno in continuazione,
senza un prima e un poi, perché quegli scorrimenti si
avvicendano senza ordine prestabilito, anzi, quegli scorrimenti
si fanno finanche simultanei. Per avere una funzione
genitoriale integrale i quattro scorrimenti sono essenziali.
Volendo stabilire un ordine di importanza dobbiamo
dire che allo scorrimento fisiologico si accompagna
immediatamente il Paterno, per cui lo scorrimento religioso
va collocato al primo posto. Se oggi nelle famiglie
ottiene l’ultimo posto, dobbiamo dire: si è meno genitori.

123

In Dio l’autorità è scorrimento, ma sacrificale: autorità
dei piccoli. La radice è nel talamo eternale. Nel talamo
metamorfosale è scorrimento di moribilità che gli darà
un’autorità sacrificale. In quello umano è completamente
sacrificale. La nostra, invece, è sacrificante.

Abbiamo considerato i beni inerenti la persona umana, per
sapere se anche questi dobbiamo lasciarceli odiare. Per
prima è entrata la dignità umana. L’abbiamo trovata contraria
alla divina: la nostra non è più sacrificabile, mentre
la divina è e rimarrà sempre tale. Ne è venuta una urgenza:
rifacciamo sacrificabile l’umana, per non disastrarci
nella nostra opposizione alla dignità divina.
Abbiamo già fatto entrare nella nostra considerazione il
secondo bene inerente: l’autorità bene delineata: quella
genitoriale. L’analisi del termine autorità ci ha fornito la
sua composizione.
Si compone di un pronome: autòs: se stesso; e di un verbo:
rein: scorrere. Così l’autorità dei genitori ci si è definita: è
lo scorrimento di se stessi nei figli. Il primo scorrimento
coincide col coniugio maritale in cui si attua l’umana concezione.
Da questo scorrimento fisiologico prende il via
quello intellettuale, morale e religioso.
A questo punto, la definizione di autorità abbisogna di un
confronto con quella divina, per averne conferma o disdetta.
Cos’è l’autorità divina?
È scorrimento in se stesso. Disponiamo di una smagliante
luce Pneumatica che ci consente di conoscere il suo scorrimento.
Vediamo tre fasi ben distinte:
1) Nel talamo eternale: siamo nella Trinità infinita. È
scorrimento Paterno, di se stesso espropriato, in persona
di Figlio, con comunione di vita eternale. È l’autorità
del piccolo.
2) Nel talamo metamorfosale: nel quale il Padre trasformandosi
si fa in concentrato di potenzialità vivibile e
moribile. È scorrimento Paterno di se stesso espropriato
vivibile e moribile, in persona di Figlio. Da quello
scorrimento è tutta la insanabilità sacrificale del Figlio.
Lo scorrimento del Padre moribile nel Figlio morente
non domanda alcun comando Paterno e nessuna obbedienza
Figliale. È cioè una pura esigenza d’essere.
3) Nel talamo umano: al mio incominciare con lo scorrimento
fisiologico dei miei genitori, prontamente si è
fatto lo scorrimento Paterno: fu lo scorrimento dello
spirito di amore del Padre vivibile e moribile nel mio
fare. Io non potevo scegliere: se farlo vivente o morente.
Satana mi ha imposto la sua autorità e me lo ha fatto
morente, me lo ha messo in malattia, perché vada alla
morte dell’amore. E così è avvenuto. Per istinto mi
sono sempre amato e sempre ho odiato, e lo faccio tutt’ora,
perché l’istinto non la smette mai di produrre la
morte dell’amore. E so come il Padre va a questa tragica
morte: con devoto silenzioso amore. Devoto al suo
scorrimento di amore che subisce la morte in silenzio e
con amore. Con lo stesso devoto silenzioso amore va a
una morte profondale, pronto pure a quella abissale,
dalla quale non potrebbe più riemergere. Il Padre non
mi dà un solo comando, non fa alcuna minaccia, non mi
prepara alcun castigo. Col suo scorrimento mi dice unicamente:
mi do da vivere a te, pronto anche a morire, a
lasciarmi odiare. E proprio quando si lascia odiare mi
dice: io salvo morendo; se anche tu fai come me, siamo
in due a salvarci dalla morte eterna. Dio non comanda,
non minaccia e non castiga; si lascia castigare.
Ma questa autorità non è come la nostra. Non la sua come
la nostra, ma la nostra come la sua. Allora noi ci siamo
fatti su la nostra, e poi l’abbiamo messa in Dio maggiorata.
La sua è sacrificale, la nostra invece è sacrificante.